L’Agire e il suo contrario: l’equilibrio tra azione e quiete dell’esistenza

L’Agire è una delle parole più dense del linguaggio umano. Non indica solo il compiere un gesto, ma rappresenta il modo in cui l’uomo si afferma con responsabilità nel mondo, trasformando la realtà attraverso la volontà, l’intenzione e la scelta. Ogni azione, anche la più semplice, è un segno della nostra presenza: significa lasciare un’impronta, prendere posizione, modificare qualcosa — fuori o dentro di noi. Nella tradizione occidentale, l’agire è stato storicamente celebrato come la via maestra dell’uomo libero. L’etica aristotelica, ad esempio, fonda la virtù sulla prassi, sull’azione guidata dalla ragione. L’uomo buono è colui che agisce secondo misura, orientando il proprio fare verso il bene comune e la felicità. Anche nella modernità, l’agire è stato interpretato come la forza che trasforma il mondo, come ciò che dà senso e valore all’esistenza. Questa è la visione di un agire legato a uno scopo e spesso sinonimo di produttività e efficienza. Nella nostra società, questa mentalità si traduce in un approccio basato su Volontà e Sforzo (applicare forza per raggiungere obiettivi), Controllo (tentare di modellare gli eventi) e Intervento (modificare attivamente lo stato delle cose con dispendio di energia). Sebbene sia il motore del progresso, questa mentalità può portare a stress, frustrazione e al sentirsi fuori armonia: è l’agire guidato dall’Ego, un’azione forzata e spesso contraria al flusso naturale. È il sentirsi “passeggeri” in una vita dettata da altri.

Vivendo in un’epoca che premia l’azione continua, oggi più che mai è necessario riscoprire anche il valore del non-agire: l’importanza di fermarsi, di ascoltare, di lasciare spazio al pensiero e alla cura.

Come ogni concetto, anche l’agire trova il suo senso solo nel confronto con il suo apparente contrario: la Non-Azione. L’esistenza umana è un costante equilibrio tra l’azione volontaria e il suo controflusso, magnificamente espresso dalla filosofia orientale, in particolare dal Taoismo, attraverso il principio del Wu Wei. Spesso tradotto come “non-agire”, è una semplificazione fuorviante. Il Wu Wei non è pigrizia o passività, ma l’“azione senza azione” o l’“agire senza artificiosità”. È un modo di essere in armonia con il flusso naturale delle cose (Tao), un agire che non forza né si impone contro il corso del mondo. È una saggezza che insegna la misura. L’efficacia maggiore si raggiunge quando l’azione è in perfetta sintonia con l’ordine naturale: questo implica Sincronizzarsi con il Flusso Naturale (agire come l’acqua, che non lotta ma si adatta), Lasciar Andare il Controllo (essere ricettivi per agire al momento propizio) e Recuperare la Spontaneità (Zi-ran). Quest’ultima invita a bypassare la “sovrastruttura” dell’Ego (i desideri artificiosi) per ritrovare l’azione disinteressata e naturale, che “accade” attraverso di noi. L’esempio dello scoiattolo è emblematico: nasconde ovunque i suoi  semi per istinto, non per calcolo razionale; sebbene dimentichi quai tutti i nascondigli, il suo agire spontaneo porta al risultato non intenzionale di piantare una foresta. La natura agisce senza scopo, quello che spontaneamente può fare. Per noi occidentali, abituati a far governare l’Ego, il modo per arrivare alla non-azione taoista è bypassare l’Io attraverso la meditazione e il dimenticare; non chiederci come smettere di agire, ma cosa possiamo tralasciare di noi che ci impedisce di vedere il naturale e spontaneo movimento delle cose.

In definitiva, l’agire e il Wu Wei non sono due poli opposti da scegliere rigidamente, ma due modi diversi e complementari di interagire con la vita. Agire senza mai fermarsi significa consumarsi nell’ansia di fare; non agire mai, invece, vuol dire rinunciare a incidere sulla realtà. La vera saggezza sta nel saper unire azione e contemplazione, nel riconoscere quando muoversi e quando attendere, trovando l’equilibrio tra lo sforzo consapevole dell’Occidente e la spontaneità armoniosa dell’Oriente.

Un invito all’auto-osservazione:

  • La tua azione è motivata da una scelta consapevole o è una risposta automatica, guidata dall’ansia di controllo dell’Ego?
  • In quale area della tua vita potresti oggi applicare il “Wu Wei”, lasciando andare lo sforzo forzato per muoverti con la spontaneità e l’efficacia del minimo sforzo?

2 commenti

  1. Io ho ‘idea che a volte agire è dire niente, per permettere agli altri soprattutto. Alcune persone che parlano tanto, non sanno ascoltare. In Olandese abbiamo questo modo di dire ‘tussen de regels door lezen’, alla lettera: leggere fra le righe, che vuol dire sentire ciò che non è detto. Permettere il silenzio è difficile, lo sto ancora imparando. Alcune persone mi aiutano, altre no 🤣

  2. Grazie Lotje.
    Assolutamente, il silenzio è spesso più eloquente di mille parole e ascoltare davvero apre spazi di comprensione che altrimenti resterebbero nascosti.

    Capisco perfettamente il tuo punto! È molto vero che il silenzio e l’ascolto attivo, come il vostro modo di dire olandese “tussen de regels door lezen” (leggere tra le righe), sono potentissimi. L’idea che “agire è dire niente” è una profonda sintesi del permettere spazio e voce agli altri. Imparare a stare nel silenzio è una sfida, ma è lì che spesso si scoprono le cose più importanti.

Rispondi a LotjeCancella risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *